Apnee notturne: dagli Usa un pacemaker per combatterle

apnne notturne pacemakerLa stimolazione del nervo ipoglosso, è una terapia di successo per

i pazienti con sindrome delle apnee notturne, da collasso dei muscoli dilatatori del faringe.

Lo dimostra uno studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine.

In Italia ne soffrono 2 milioni di persone.

Maggiori approfondimenti in:

UPPER-AIRWAY STIMULATION FOR OBSTRUCTIVE SLEEP APNEA 

Patrick J. Strollo, Jr., M.D., Ryan J. Soose, M.D., Joachim T. Maurer, M.D., Nico de Vries, M.D., Jason Cornelius, M.D., Oleg Froymovich, M.D., Ronald D. Hanson, M.D., Tapan A. Padhya, M.D., David L. Steward, M.D., M. Boyd Gillespie, M.D., B. Tucker Woodson, M.D., Paul H. Van de Heyning, M.D., Ph.D., Mark G. Goetting, M.D., Oliver M. Vanderveken, M.D., Ph.D., Neil Feldman, M.D., Lennart Knaack, M.D., and Kingman P. Strohl, M.D. for the STAR Trial Group
N Engl J Med 2014; 370:139-149 DOI: 10.1056/NEJMoa1308659   

"Soffre di insonnia un romano su cinque"

insonnia incidentiLa ricerca del Santa Lucia: "E' la causa di un quarto degli incidenti stradali"

Un romano su cinque non riesce a dormire. Altri cinque su cento si svegliano con fame d'aria. Più rari, un migliaio sui 2 milioni 775mila residenti, soffrono di narcolessia: cadonoaddormentati. In tutti i casi insonnia, apnea ostruttiva e narcolessia gli effetti diurni sono nefasti: incidenti sul lavoro e nelle strade. "Un quarto di quelli gravi, anche mortali", spiegano i neurologi Maria Gabriella Buzzi e Pierluigi Innocenti, "è provocato dai disturbi del sonno".
Un'indagine dell'Istituto superiore di Sanità stima in quasi un milione di euro all'anno il costo degli incidenti stradali provocati dalla sonnolenza indotta dalle sole apnee notturne. "Si tratta degli ultimi dati disponibili: sono vecchi di dodici anni, perciò è ipotizzabile un incremento ulteriore", continuano Buzzi e Innocenti che, nel convegno "Sonno, percorsi clinici, farmacologici, psicologici e riabilitativi" (domani e dopodomani nel Centro congressi dell'Istituto per la riabilitazione neuromotoria Santa Lucia), intratterranno i loro colleghi sull'epidemiologia del sonno.
Apnea killer, insomma. Tanto che l'Unione europea prevede, entro il 2015, l'allineamento dell'Italia alle norme comunitarie per il rinnovo della patente con l'obbligatorietà dell'esclusione della sindrome dell'apnea notturna per chi guida un veicolo a motore.
I disturbi del sonno, nella gran parte dei casi, "il 92 per cento", non vengono diagnosticati né curati. Anzi, al danno si aggiunge danno: "L'insonnia" aggiungono Buzzi e Innocenti "senza cure sanitarie, induce tanti a ricorrere a vino e superalcolici che favoriscono l'addormentamento ma causano risvegli notturni e abbassano la qualità del sonno". "Un'altra buona parte, il 29 per cento degli insonni", continuano i due neurologi, "utilizzano sostanze off label, forse innocue, ma inutili nel trattamento dell'insonnia: valeriana, camomilla, erbe medicinali". "E solo l'8 per cento degli insonni cronici è seguito da un medico". Ma i dati epidemiologici e le conseguenze dell'insonnia non sembrano allarmare i managers del Servizio sanitario. In Italia, del milione e 600mila colpiti dalla sindrome dell'apnea ostruttiva, sono sotto trattamento solo 50mila. E sono davvero pochi i centri contro la patologia: uno ogni 10mila pazienti. Anche se l'insonnia, quando non viene trattata, è causa di altre patologie, dall'ipertensione al diabete, dall'obesità all'ansia, alla depressione.

da "repubblica.it" di CARLO PICOZZA 2/10/14

Curare le apnee del sonno riduce sintomi della depressione

Una nuova ricerca dimostra che curare le apnee notturne, aiuta a combattere il problema della depressione collegata a questo fin troppo comune disturbo del sonno

Curare le apnee notturne potrebbe aiutare ad alleviare i sintomi della depressione. A renderlo noto sarebbero stati i membri della University of Calgary (Canada), la cui ricerca è stata pubblicata sulle pagine della rivista PLOS Medicine, e dimostra che il trattamento dell'apnea ostruttiva del sonno con trattamenti come l'uso dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD) [...] può effettivamente portare a miglioramenti per quanto concerne i sintomi depressivi.

Gli autori dello studio hanno esaminato 22 ricerche precedenti nelle quali si indagava in merito agli effetti del trattamento con MAD o CPAP (dispositivo che insuffla aria per garantire la quantità fisiologica) su pazienti che soffrivano di apnea ostruttiva del sonno, condizione molto comune che aumenta il rischio di sviluppare anche problemi cardiaci e comporta una diminuzione della qualità della vita. Le ricerche in questione avevano inoltre esaminato l'eventuale stato depressivo dei pazienti, prima e dopo il trattamento.
Ebbene, dalle analisi i ricercatori hanno osservato che i trattamenti con dispositivi di avanzamento mandibolare o CPAP favoriscono un significativo miglioramento dei sintomi depressivi. In entrambi i casi i sintomi depressivi sarebbero effettivamente migliorati nei pazienti affetti da apnea ostruttiva del sonno.

Russare inibisce la voglia di fare l’amore

Il Centro di Medicina del sonno della fondazione Maugeri di Pavia ha riscontrato una correlazione tra calo del desiderio e apnee ostruttive notturne

Il pesante ronfare che batte il ritmo delle ore notturne e turba il sonno del partner insofferente è un problema fastidioso e imbarazzante, non solo perché distoglie da un riposo continuato, ma anche perché col tempo diventa causa di disfunzioni all'apparato sessuale femminile.
I ricercatori del Centro di Medicina del sonno della fondazione Maugeri di Pavia, con uno studio pubblicato sulla rivista "Sleep Magazine", hanno approfondito il problema delle cosiddette apnee notturne, rilevando che il 5% delle donne fa fatica a respirare correttamente nel sonno (percentuale che sale quando si avvicina l'età per la manopausa) e che questo comporta un calo delle pulsioni erotiche.
Nello studio è stato esaminato un campione di quarantasei donne sessualmente attive in un'età compresa tra i quaranta e i cinquant'anni e tra queste quattordici sono risultate affette da apnee ostruttive del sonno, mentre dieci presentavano anche una problematica sessuale.
È emersa, pertanto, una stretta correlazione tra lo sviluppo dell'alterazione e il calo dell'ossigenazione causato dalle apnee notturne e più grave è risultata essere l'apnea, tanto maggiore è la possibilità di ricaduta nella sfera sessuale.

Russare logora chi ascolta e chi lo fa

Spesso vivere accanto ad una persona che russa può rappresentare un ostacolo ad un sonno profondo e ristoratore. Addirittura una scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori londinesi dell’University College e dell’Imperial College e resa nota dal “Daily Mail” ha dimostrato che oltre al rischio di perdere sonno, le persone che dormono accanto a qualcuno che russa corrono infatti il rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari renali e neurologiche.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “European Hearth Journal” ha dimostrato che il rumore emesso da un “russatore” in fatto di decibel può essere equiparato a quello di un aereo o un treno che passa vicino casa.

Lo stress acustico accumulato può generare un aumento della pressione sanguigna, con conseguenze che nei casi estremi, di infarto, blocco renale o demenza, posso avere esiti letali. Anche l’apnea notturna di chi russa può generare sonnolenza cronica con la conseguenza di una cattiva ossigenazione del sangue.

Il soggetto che russa tecnicamente viene definito “roncopatico”. Il russare è un atto causato dal restringimento delle cavità nasali che induce meccanicamente il soggetto a respirare attraverso la bocca.

Nella respirazione nasale l’aria passa attraverso un percorso che è posteriore al cosiddetto istmo delle fauci, il restringimento tonsillo palatale. Infatti, dalle narici, il flusso dell’aria attraversa la rinofaringe, l’orofaringe e poi l’ipofaringe, non coinvolgendo mai la parte orale. Il flusso dell’aria ostacolato da una condizione di riduzione del diametro delle normali vie respiratoria, entra a velocità maggiore, provocando un aumento della pressione negativa inspiratoria. Tale velocità genera la vibrazione del palato e delle strutture vibratili e la conseguente generazione di rumori molesti.

Russare danneggia la memoria?

Poche abitudini sono fastidiose come il russare (se abbiamo un partner lo sa bene!), ma i problemi non riguardano solo la nostra metà. Secondo alcuni ricercatori americani, infatti, a risentirne sarebbero in primis le nostre funzioni cerebrali.

L’atto del russare causa a tutto il nostro corpo di intraprendere un’attività molto più intensa di quanto immaginiamo, e questo sforzo, a lungo andare, potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra memoria. In particolare, chi è affetto dalla cosiddetta sindrome da apnea notturna rischia di incappare in un declino psicologico circa 10 anni prima di chi invece non ne è colpito. Questa sindrome non è altro che una disfunzione respiratoria che avviene per l’appunto durante il sonno, ma oltre a causare una sensazione di eccessiva stanchezza durante il giorno, può avere gravi conseguenze anche sulla nostra salute mentale.
Come campione di ricerca sono stati osservati oltre 2.400 individui di un’età compresa tra i 55 e i 90 anni. Dopo l’accurata analisi di una documentazione relativa a numerosi casi clinici, i ricercatori hanno scoperto che le persone con problemi di respirazione durante il sonno attraversano un declino delle funzioni cognitive verso i 77 anni. Tra le malattie più temute, l’Alzheimer e la demenza senile.
«L’età in cui si è osservato un disturbo cognitivo per gli individui sottoposti a trattamenti di cura per problemi respiratori era praticamente identica a quella delle persone che non hanno mai sofferto di tali problemi», ha spiegato dottor Ricardo Osorio, della Università di New York.
Gli scienziati sottolineano l’importanza di prevenire questi disturbi cognitivi attraverso dei trattamenti mirati a risolvere questi problemi di respirazione, per esempio con delle apposite maschere, solitamente prescritte dagli specialisti per curare la sindrome da apnea notturna.
«Il numero degli individui che russa la notte è molto alto, e per questo siamo così entusiasti di questa ricerca. Ora dobbiamo continuare ad esaminare gli effetti di questi trattamenti e la loro efficacia nel prevenire o ritardare la perdita di memoria e la capacità di ragionamento».
I risultati della ricerca sono stati pubblicati nella rivista scientifica Neurology.
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Patente a rischio per chi ha disturbi del sonno

Una direttiva europea che l'Italia e tutti gli Stati membri dovrebbero recepire entro il 31 dicembre 2015 potrebbe impedire a chi soffre di patologie legate al sonno di rinnovare o ottenere la patente di guida. Si tratta della direttiva 2014/85/UE del 1 luglio 2014, che renderà obbligatori diagnosi, terapia e monitoraggio per chi soffre di "Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno". 

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno, in sigla "OSAS", è causata da ricorrenti episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie. Tali interruzioni disturbano il sonno, provocando una sonnolenza che si prolunga per il resto della giornata.

«Circa il 22% degli incidenti stradali in Italia – ha dichiarato il Prof. Sergio Garbarino, neurologo e rappresentante per l’Italia della Commissione Europea di esperti preposta ad approfondire il tema - è causata da problemi di sonnolenza diurna alla guida, prevalentemente originati dall’OSAS».

Sebbene sia una patologia poco conosciuta e ancor meno curata, l'OSAS ha infatti un impatto sociale altissimo: sono circa 4.400.000 i soggetti affetti da apnee notturne, di cui oltre 2.000.000 quelli in cui la malattia comporta sonnolenza diurna, soprattutto maschi in età adulta. In base alle ultime statistiche Istat, la conseguenza sono 40.000 sinistri in Italia e circa 240.000 in tutta l’Unione Europea.

Cervello in pericolo con le apnee notturne

Depressione ed incontinenza per chi soffre di apnee notturne: ecco perché.

I pericoli per la salute derivanti dalle apnee notturne sono noti: quanto si conosce attualmente è solo una minima parte degli enormi danni che la mancanza di respiro durante il sonno può comportare.

L’Università di Denver, negli Stati Uniti, ha recentemente scoperto una correlazione tra apnee notturne e depressione. La conferma arriva dall’analisi di 1800 volontari, seguiti per cinque anni: al termine di questo periodo, si è visto che chi ha sofferto di apnee notturne è incorso nella depressione quattro volte di più rispetto a chi non soffre del problema.

Se non bastasse, si è visto che, a causa della mancanza di ossigeno durante le ore di riposo, ne fanno le spese il cuore, con una maggiore insorgenza di infarto ed ictus, e, le vie urinarie, con un aumento della produzione notturna di urina, con conseguente aumento dello stimolo ad urinare e, in generale, una peggiore qualità del sonno che aggrava un quadro clinico già compromesso di per se!

Sicurezza Stradale: Patenti di guida a rischio per chi ha disturbi del sonno

In pochi sono informati che da qualche mese nel nostro Paese sono in corso incontri serrati tra istituzioni locali e centrali, medici e associazioni di categoria per definire metodi e norme attuative da adottare per recepire, entro il 31 dicembre 2015, la direttiva europea n. 2014/85/UE che rivoluzionerà il mondo dei trasporti di tutti gli Stati membri.

La normativa in questione- denominata normativa europea su “OSAS – sonnolenza diurna e idoneità alla guida” –, una volta recepita  dallo Stato Italiano, renderà obbligatori gli interventi diagnostici, terapeutici e di follow-up richiesti per il conseguimento dell’idoneità psico-fisica alla guida per tutti i conducenti di veicoli a motore con sospetta OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno). Una direttiva che mira, quindi, a migliorare considerevolmente la sicurezza stradale. Il vero problema è rappresentato dal fatto che gli Stati membri hanno l’obbligo di  conciliare gli obiettivi della direttiva con le modalità di rilascio delle patenti, con il rischio concreto di determinare gravi disservizi nei trasporti pubblici e privati, con ovvie ripercussioni sull’economia reale. Ma cosa è esattamente l’OSAS? L’OSAS è una malattia respiratoria del sonno causata da ricorrenti episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie (rino-orofaringe). Tali episodi determinano frammentazione del sonno a cu i consegue una sonnolenza diurna inappropriata. L’OSAS, in sostanza, è determinata da crisi di soffocamento durante il sonno non percepiti dal soggetto.  Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi. “Pensate che circa il 22% degli incidenti stradali in Italia”- dichiara il Prof. Sergio Garbarino neurologo e rappresentante per l’Italia della Commissione Europea di esperti preposta ad approfondire il tema – “è causata da problemi di sonnolenza diurna alla guida, prevalentemente originati d all’OSAS; quest’ultima determina un costo di circa di 1 miliardo di euro l’anno (tra costi diretti ed indiretti) per l’intera comunità…” ”Stiamo parlando di numeri altissimi” – aggiunge la Dottoressa Loreta Di Michele, pneumologo esperto in disturbi del sonno, direttore scientifico del Convegno RomaSonno assieme al Prof. Garbarino – “se solo pensiamo al fatto che sono circa 4.400.000 i soggetti affetti da apnee notturne di cui oltre2.000.000 quelli in cui la malattia si presenta con sonnolenza diurna. E’ importante sottolineare che la patologia si manifesta nella fascia di età maggiormente produttiva ed interessa soprattutto il sesso maschile. Lo scandalo è che quasi nessuno ne parla!” Tradotto in cifre, in base alle ultime statistiche Istat, si tratta di 40.000 sinistri in Italia e circa 240.000 in tutta l’Unione Europea. Un vero e proprio bollettino di guerra, poiché frequentemente questi incidenti sono gravi con esiti talora fatali.

Medici specialisti ed esperti la definiscono una “epidemia silente” dagli effetti poco conosciuti, considerando che l’OSAS non è una malattia causa solo di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio e spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, come obesità, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, sindrome metabolica, disturbi cognitivi e lo stesso diabete. Principali cause di mortalità della nostra società. Le implicazioni sul rilascio/rinnovo della patente di guida, quindi, dovranno essere adeguatamente valutate nel corso della visita di idoneità alla guida a partire dalla ricerca dei principali sintomi e delle più frequenti patologie associate all’OSAS. Ad oggi però non esiste un protocollo medico unico in Europa per la valutazione della malattia.

E’ proprio per questi motivi che il Ministero della Salute si è attivato per la prima volta con ben due commissioni tecniche di esperti con il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti per l’inserimento legislativo, specificamente dedicato, nel codice della strada dopo l’approvazione delle Istituzioni.

Patente di guida, test per chi soffre di disturbi del sonno: entro settembre la bozza

Il Ministero della Salute al lavoro per individuare e definire le procedure che i medici e le commissioni dovranno seguire per valutare l’idoneità alla guida di chi soffre di apnee ostruttive notturne. La prima bozza dei test attesa entro fine mese.

Chi soffre di apnee notturne rischia fino a tre volte in più di essere coinvolto in un incidente. Con questi presupposti, l’Unione Europea con direttiva 2014/85/Ue ha imposto agli Stati membri di adeguare i regolamenti per il conseguimento della patente di guida, entro l’anno, varando norme che obblighino i conducenti di auto, moto, furgoni e camion a sottoporsi all’esame della qualità del sonno, quanto c’è sospetto di patologia. Fra le malattie del sonno che possono causare rischi alla guida, la sindrome da apnee ostruttive del sonno, nota anche come Osas, Obstructive sleep apnoea syndrome, esporrebbe i conducenti a una condizione di pericolo maggiore alla guida, rispetto anche ad altri disturbi come quelli cardiovascolari, piuttosto che diabete, disordini neurologici o anche l’alcolismo. A soffrirne circa il 5% della popolazione adulta europea, l’1% se si considera l’Osas grave.

Per individuare e definire le procedure per la valutazione della malattia per l’inserimento legislativo nel Codice della Strada, al lavoro due commissioni di esperti del Ministero della Salute e dei Trasporti. La bozza della commissione del Ministero della Sanità è attesa entro fine mese, per cui dovrebbero essere rispettati i tempi previsti per il recepimento della direttiva.

Non noti altri dettagli in merito ai test e alle procedure che i medici o le commissioni mediche dovranno eseguire per valutare l’idoneità alla guida di chi soffre di sindrome da apnee ostruttive del sonno, che, si ricorda, è caratterizzata da interruzioni involontarie del respiro di almeno 10 secondi e almeno 5 volte l’ora, che portano a conseguenze cliniche come ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, sonnolenza diurna e deficit cognitivi e di memoria, esponendo i soggetti a un maggior rischio di infarto e morte prematura. Di seguito le norme e le regole che disciplinano il rilascio della patente B.

Fonte motori.fanpage.it

Malattie del sonno, patente a rischio per chi soffre di apnee. Entro fine anno i test

Il 5% degli europei soffre di "sindrome da apnea ostruttiva del sonno", una malattia che aumenterebbe di due o tre volte il rischio di essere coinvolti in incidenti. Per questo l'Osas è stata inserita fra le malattie che vanno individuate in fase di rilascio e rinnovo della patente: il ministero della Sanità sta lavorando alle procedure di individuazione della sindrome.

Chi soffre di apnee notturne ha da due a tre volte la probabilità di essere coinvolto in un incidente stradale rispetto a chi sta bene. Lo ha stabilito l’Unione Europea, che nel 2013 ha deciso di aggiungere la “sindrome da apnea ostruttiva del sonno” (Osas, Obstructive sleep apnoea syndrome) fra le malattie che possono causare rischi alla guida: metterebbe il guidatore più in pericolo dei disturbi cardiovascolari, del diabete, dei disordini mentali e persino dell’alcolismo. Per questo l’Europa ha imposto agli Stati membri (con la direttiva 2014/85/UE) di adeguare i regolamenti per il conseguimento e il rinnovo della patente di guida entro il 31 dicembre 2015. Nei casi più gravi, a chi soffre di Osas potrebbe essere negato il rilascio del documento.

Il lavoro del ministero della Salute italiano procede nei tempi previsti, ha detto a Ilfattoquotidiano.it un portavoce: “Il tavolo di lavoro interministeriale composto da esperti del ministero della Salute e dei Trasporti (…) ragionevolmente sarà in grado di terminare la bozza entro il mese di settembre, per cui si prevede che potranno essere rispettati i termini di recepimento della direttiva”, ossia la fine dell’anno. Fra i compiti del gruppo di lavoro c’è l’individuazione delle procedure che i medici monocratici o le commissioni mediche locali (a seconda del tipo di patente) dovranno seguire per valutare l’idoneità alla guida di chi soffre di Osas e delle persone in cui si sospetti questa patologia: le procedure dovrebbero essere definite “in contemporanea con il provvedimento di recepimento della direttiva o in periodo immediatamente successivo”.

Per ora, non si conoscono i dettagli. Il ministero della Sanità fa solo sapere gli accertamenti riguarderanno sia chi chiede il rilascio della patente sia chi ne chiede il rinnovo, e che saranno differenziati a seconda del livello di rischio. Nei casi a basso rischio, “la certificazione di idoneità alla guida potrà essere rilasciata dal medico monocratico, senza ulteriori accertamenti oltre alla stessa visita medica”, mentre nei casi più gravi “comporterà necessariamente l’invio in commissione medica, approfondimenti specialistici ed eventualmente l’adozione di prescrizioni o limitazioni di guida”.

Ma che cos’è esattamente l’Osas? È una malattia caratterizzata da interruzioni involontarie del respiro durante il sonno, di almeno 10 secondi e almeno 5 volte l’ora, dovute alla perdita di tono dei muscoli che tengono aperte le vie respiratorie superiori. L’apnea causa un abbassamento della saturazione dell’ossigeno nel sangue, e di conseguenza dei tessuti. “Centinaia di apnee a notte, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, portano a conseguenze cliniche fra cui ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, sonnolenza diurna e deficit cognitivi e di memoria”, dice il report del gruppo di lavoro di Bruxelles. “A lungo termine, questo porta a infarti e morte prematura”. Soffrirebbe di sindrome da apnea ostruttiva del sonno circa il 5% della popolazione adulta europea, l’1% se si considera “l’Osas grave”. I sintomi che permettono di accorgersi di questa malattia, oltre alle interruzioni involontarie della respirazione, sono una forte tendenza a russare, stanchezza e sonnolenza nelle ore diurne.

Fonte ilfattoquotidiano.it

‘Osas’, quando le apnee notturne rovinano il sonno (e la vita)

Mentre dormiamo il naso e la faringe  tendono a chiudersi e si inizia a russare. In alcuni casi la chiusura può essere completa e portare alla comparsa di apnee con successivi tentativi di risveglio improvviso come conseguenza dello sforzo respiratorio. Stiamo parlando dell‘Osas, lasindrome delle apnee ostruttive nel sonno: una malattia cronicasecondo i criteri stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità, che si manifesta con sonnolenza diurna e  innalzamento del rischio dell’insorgenza di cardiopatie, problemi cerebrovascolari, ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo e deficit delle funzioni cognitive. Un quadro che facilmente porta a un peggioramento della vita sociale e lavorativa, e che sembra rivestire un ruolo importante come causa o concausa degli incidenti stradali mortali in Italia (circa il 20%).

UN TAVOLO PER GESTIRE LA SINDROME SUL TERRITORIO – Di questa patologia si è occupato un Gruppo di lavoro interdisciplinare di esperti, istituito presso il ministero della Salute nel novembre del 2014. I lavori sono terminati lo scorso luglio e per la pubblicazione del documento ufficiale si attende solo il completamento dell’iter burocratico. Nel documento si prendono  in considerazione “le forti ricadute dal punto di vista socio-sanitario di una patologia ancora poco diagnosticata e che richiede la creazione di una rete territoriale con l’obiettivo di rendere possibile un aumento dei pazienti diagnosticati e trattati”. A tracciare l’identikit dell’Osas è il professorMichele De Benedetto, primario emerito di Otorinolaringoiatria e coordinatore del tavolo tecnico intersocietario su ‘Sonnolenza e sicurezza alla guida’. Un gruppo di lavoro che “opera da tre anni con l’obiettivo primario di rendere possibili interventi mirati a ridurre i rischi nei trasporti, ma anche sul lavoro”, che raggruppa numerose Società scientifiche, rappresentanti  delle associazioni dei malati e riceve la collaborazione dei ministeri della Salute e dei Trasporti, nonchè di enti come Aci, Ania, rappresentanti della categoria degli autotrasportatori e di Assogas.

UNA PATOLOGIA SCONOSCIUTA ANCHE A MOLTI MEDICI – L’Osas, spiega De Benedetto all’agenzia Dire, “di per sè è una patologia facile da diagnosticare ma purtroppo ancora oggi è poco conosciuta e la presenza di vari sintomi non fa pensare immediatamente a una malattia specifica. La sintomatologia infatti è complessa e rende necessario un approccio interdisciplinare per arrivare a una diagnosi corretta. In realtà l’Osas non fa parte del bagaglio culturale dei vari specialisti e non trova uno spazio ben codificato d’insegnamento nelle scuole di specializzazione delle varie Società scientifiche, che invece hanno un ruolo importante nella gestione dell’Osas. Si è cercato di rimediare a questa lacuna con con corsi di perfezionamento e approfondimento nelle singole specilità”. Obiettivo per il futuro, quindi, “è l’istituzione di un  corso autonomo interdisciplinare post-laurea essendo fortissimo l’interesse per questa patologia da parte di numerose specialità”.

COLPITI PIU’ GLI UOMINI DELLE DONNE, ATTENZIONE A FUMO E CHILI DI TROPPO – La patologia è davvero trasversale. Uno degli ultimi studi epidemiologici, datato febbraio 2015, evidenza una prevalenza della malattia fino al 40% negli uomini e al 25% nelle donne, con la differenza che in queste ultime si evidenzia subito dopo la menopausa. Storicamente le alterazioni anatomiche delle prime vie aeree e le deformità cranio-facciali sono stati considerati i più importanti fattori di rischio e a questi si associano l’obesità, la sindrome metabolica e l’età come ulteriori fattori causa dell’aggravamento dell’Osas. Considerato che la sonnolenza diurna è il più tipico sintomo della patologia, è facile immaginare le ripercussioni della mancata diagnosi e del mancato trattamento, sia in termini di incidenti sulla strada e sul lavoro, ma anche per le ripercussioni in ambito sanitario in rapporto all’elevato numero di coomorbidità correlate con l’Osas.

COME SI GUARISCE – Il trattamento della sindrome varia da caso a caso. “Finora il gold-standard terapeutico è stata la terapia con Cpap- aggiunge De Benedetto- una terapia ventilatoria che consiste nel dormire con una maschera sul volto capace di emettere aria a una pressione maggiore e tale da vincere l’ostruzione respiratoria. Una terapia che se ben fatta dà ottimi risultati ma non sempre trova la collaborazione dei pazienti”. Oggi è possibile ricorrere, in pazienti ben selezionati, a terapie alternative di tipo chirurgico sui tessuti molli delle vie aeree superiori, oppure che ricadono nel campo della chirurgia maxillo-facciale o, ancora, interventi in ambito odontoiatrico con il ricorso ad apparecchi che servono a portare avanti la lingua e la mandibola per aumentare lo spazio respiratorio. In aggiunta ci sono altre terapie di supporto perché si cerca di personalizzare il più possibile la terapia, a seconda delle caratteristiche del paziente.

CAPIRE L’OSAS, CE LO CHIEDE L’EUROPA – Ad accendere i riflettori sull’Osas indubbiamente ha contribuito una direttiva europea emanata nel luglio 2014, in cui per la prima volta l’Osas è stata considerata quale fattore di rischio primario per incidenti nei trasporti. Per questo tutti gli Stati membri sono stati invitati a mettere in atto tutte le strategie necessarie  per poter individuare e diagnosticare a partire dal 2016 i pazienti Osas in possesso di patente di guida, con speciale attenzione per i trasporti pesanti e per quelli pubblici. Anche l’Italia ha fatto propria la direttiva e si attendono a breve le indicazioni emanate dai ministeri della Salute e dei Trasporti. Secondo De Benedetto è “un bene che la direttiva europea abbia acceso un faro su questa patologia: non sarà facile dare subito risposte adeguate in tempi brevi, ma è importante che si prenda atto del problema, ognuno per quanto di sua competenza e si cerchi di operare nel modo più adeguato possibile”.

Fonte Dire.it

Le apnee notturne causa di molti incidenti

La direttiva europea n. 2014/85/UE che verrà recepita in Italia dall’1 gennaio 2016 tramite un decreto legge che prevede una specifica normativa riguardante laSindrome delle Apnee Ostruttive in Sonno (nota come Osas-Obstructive Sleep Apnea Syndrome). Infatti di recente sono stati pubblicati studi e ricerche che confermano come tale sindrome sia uno dei principali fattori che causano incidenti automobilistici.

Ma prima della normativa europea, laIII Sezione del Tar del Lazio-Roma, con la sentenza n° 7535 del 05.09.2012 ha stabilito che «l'autorità ha diritto di disporre la revisione della patente e, in particolare, la verifica della sussistenza del requisiti psichici e fisicidi chi guida e soffre di apnee notturne, la subdola sindrome alla base anche dei colpi di sonno al volante».

Sarebbero almeno 2 milioni gli italiani (il 95% dei quali non lo sa) che sono affetti dall’Osas. Si tratta di un frequente disturbo respiratorio notturno caratterizzato dalla presenza durante il sonno di ripetute ostruzioni temporanee del flusso d'aria (apnee) in grado di determinare sonnolenza diurna e disfunzione cardiopolmonare.
Quando si guida, mentre alcol e stupefacenti si possono facilmente individuare, le apnee non possono essere identificate sul momento ma solo con accertamenti medici, anche se semplici come appunto la polisonnografia, che si devono effettuare in ambulatorio o in ospedale.

Fin qui gli interventi di legge. E’ di questi giorni la notizia che ungruppo di ricercatori italiani ha pubblicato una ricerca, sulla prestigiosa rivista scientifica inglese Chronic Respiratory Disease, nel quale la prima volta al mondo viene individuata, tra tutti gli incidenti stradali documentati, la percentuale di quelli attribuibili ai guidatori affetti dalla sindrome.
I ricercatori sono Sergio Garbarino (Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili - Università di Genova), Antonio Sanna (Unità di Pneumologia Ospedale San Jacopo - Pistoia), ed Alessio Pitidis, Marco Giustini e Franco Taggi del Dipartimento Ambiente e Traumi dell’Istituto Superiore della Sanità Ministero della Salute.

La metodologia utilizzata ha permesso di quantificare con un valore pari al 7% del totale gli incidenti causati dai guidatori affetti da Osas. Da ciò deriva il calcolo del numero di morti ed infortuni evitabili e quello dei costi sanitari, in particolare quelli dovuti ad infortunio. Nell’anno 2014 gli incidenti stradali in Italia sono stati 248.000 con 3.300 morti e 174.000 feriti. Applicando a questi dati i risultati dell’analisi statistica condotta dai ricercatori italiani sarebbero 7.360 gli incidenti stradali, causa di 231 morti e 12.180 feriti provocati da autisti con Osas.

Il modello statistico che ha permesso di ottenere il dato del 7% èestremamente sofisticato ed è basato sul Paf (population attributable fraction).
Il risultato della ricerca permette dunque di quantificare il guadagno, in termini di salute ed economico (pari a circa 1 miliardo e mezzo di euro), che si potrebbe ottenere con progetti sanitari che abbiano come obiettivo la diagnosi precoce dell’Osas ed un’ottimale aderenza al trattamento prescritto.

«Infatti l’Osas è una malattia curabile da cui si può guarire – ha dichiarato Sergio Garbarino –. La prevenzione e il trattamento precoce sono l’arma vincente che permette di migliorare la salute e la sicurezza dei cittadini spesso inconsapevoli di questa diffusissima malattia, permettendo inoltre di ridurre gli enormi costi socio-economici tali da incidere perfino sul nostro Pil. I dati del nostro studio permettono finalmente di avere una esatta a dimensione del problema su cui costruire un’adeguata e concreta strategia preventiva».

Fonte: Automania.it

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Che cosa sono il russamento e le apnee notturne e quali sono i rischi connessi? Che cosa sono il russamento e le apnee notturne e quali sono i rischi connessi

Chi russa sonoramente rischia di mettere in serio pericolo la propria salute.

E non solo perché chi gli dorme accanto sarebbe disposto a qualunque cosa pur di farlo smettere.

Il russamento, soprattutto se continuo nel tempo, è infatti spesso accompagnato da apnee, episodi ripetuti di ostruzione delle vie respiratorie superiori, che possono avere diverse ricadute sull’organismo e non vanno mai sottovalutate.

Leggi ancora: Corriere della sera Medicina

Il tuo bambino russa spesso?

Russamento e apnee troppo frequenti nel sonno possono causare problemi alla salute dei più piccoli

Chi l’ha detto che russamento e apnee notturne sono un problema solo per gli adulti? Anche i bambini possono soffrirne di tanto in tanto: generalmente si tratta di una cosa innocua, dovuta all’ostruzione meccanica delle vie aree superiori causata dall’ingrossamento di tonsille e adenoidi.

A volte, però, questi disturbi del sonno diventano un po’ troppo frequenti, tanto da minare la qualità del sonno dei più piccoli: in questi casi possono insorgere problemi come sonnolenza diurna, difficoltà di concentrazione, rallentamento della crescita e pipì a letto, ma pochi genitori ne sono consapevoli e si rivolgono tempestivamente al medico. Lo dimostra uno studio pubblicato su Journal of Laryngology and Otologydall’Università svedese di Goteborg.

I ricercatori hanno monitorato 1.300 bambini fino agli 11 anni di età, sottoponendo un questionario ai genitori per valutare la qualità del sonno e la frequenza di russamento e apnee notturne.

Dai risultati è emerso che il 5% dei bambini manifestava problemi respiratori nel sonno più volte alla settimana e, di questi, ben il 70% non ne aveva mai parlato con il medico.

«Un russamento persistente può causare un calo della qualità di vita, soprattutto nei bambini che soffrono di apnee notturne», spiegano i ricercatori. «Lo studio dimostra che c’è una scarsa consapevolezza degli effetti negativi che questi disturbi possono avere sulla salute dei bambini e molto spesso – aggiungono gli esperti – i genitori non pensano neppure che questo problema vada approfondito».

Fonte: ok-salute.it

Apnea notturna e russamento bambini: le linee guida del ministero

L'apnea notturna è presente in percentuale dall'1 al 6 per cento; il russamento dal 3 al 21 per cento. Il ministero punta alla prevenzione

Cosa fare con i bambini che russano o hanno le apnee notturne? Il ministero della Salute, lo scorso 5 aprile, ha pubblicato le ‘Linee guida nazionali per la prevenzione e il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva”.

Un manuale stilato grazie alla collaborazione di esperti in odontoiatria, con la supervisione di Antonella Polimeni, direttrice del Dipartimento di attività integrata testa-collo del Politecnico ‘Umberto I‘ di Roma. I due fenomeni, il russamento e l’apnea ostruttiva, sono più comuni di quanto non si pensi. La seconda, in particolare, è “una condizione caratterizzata da ripetuti episodi di completa (apnea) o parziale (ipopnea) cessazione del flusso d’aria attraverso le vie superiori durante il sonno”. Se gli adulti sono i più colpiti da questo problema, i bambini in età scolare ne soffrono in una percentuale variabile tra l’1 e il 6 per cento. Il russamento, invece, è riscontrabile in una percentuale che va dal 3 al 21 per cento dei bambini: “Con conseguenze sia di natura clinica sia sociale”. Se il più delle volte è considerato benigno, il russare può però disturbare il sonno, portando conseguenze sul rendimento scolastico e sul comportamento del bambino (sonnolenza, iperattività, irascibilità). Le Linee guida investono l’odontoiatra di un ruolo ancora più importante, ma anche i genitori, a cui viene somministrato un vero e proprio questionario. L’odontoiatra, riconoscendo i sintomi, può intervenire applicando dispositivi orali. Le pause nella respirazione, che danno vita alle apnee, possono durare pochi secondi ma anche alcuni minuti. Ce ne possono essere anche trenta in un’ora. Si tratta di disturbi seri che potrebbero avere conseguenze importanti se non trattati adeguatamente: ictus, infarto, ipertensione, obesità e diabete sono tra questi. Possono causare insufficienza cardiaca e aritmie; in caso di adulti, potrebbero provocare incidenti alla guida di veicoli a causa della stanchezza e della sonnolenza.

Fonte: italyjournal.it

MIT: patologie del sonno, 10mila questionari agli autotrasportatori

Prevenire la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno. È questo lo scopo della collaborazione tra ilMinistero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori e il Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno Infantili dell’Università di Genova. Il primo passo consisterà nella somministrazione, nei prossimi mesi, di 10mila questionari ad altrettanti autotrasportatori per effettuare un primo screening sulle condizioni di salute, sulle abitudini e sullo stile di vita di una delle categorie più a rischio, considerando la sedentarietà, l’alimentazione non regolare e l’alterazione del ritmo sonno/veglia che caratterizzano la professione dell’autotrasportatore.

Anche di questo si è parlato ieri a Roma nel corso del convegno “La prevenzione della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno , nel settore dell’autotrasporto”, organizzato dal Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori e l’Università di Genova – Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno Infantili (DINOGMI).

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (Osas), è una patologia che, oltre a provocare apnee notturnepeggiorando la qualità del sonno, causa tutta una serie di problematiche cardivascolari e cardiocerebrali e raddoppia la possibilità di incidenti sul lavoro; nel caso dei guidatori di professione, come gli autotrasportatori, la probabilità si triplica, tanto che da quest’anno questa sindrome è stata inserita fra le cause di mancato rilascio orinnovo delle patenti di guida. Il costo sociale di questa patologia in Italia è elevatissimo: 2,9 miliardi di euro tra costi sanitari e indiretti, come gli incidenti automobilistici o sul lavoro, o ancora la perdita di produttività. Da qui la necessità di una sempre maggiore prevenzione.

Aprendo i lavori, il sottosegretario alle Infrastrutture e ai  Trasporti Umberto Del Basso De Caro ha ricordato che “nell’ Unione europea il 30% degli incidenti stradali è causato da eccessiva sonnolenza. In Italia il dato scende al 22%, ma si tratta di rilevazioni fatte solo sulla rete autostradale”. Per questo è particolarmente importante l’azione dell’Albo degli Autotrasportatori che “concorre – ha continuato il sottosegretario – all’attuazione dell’indirizzo politico del ministero dei Trasporti relativo alla sicurezza”.
“E’ la prima volta in Italia che mondo scientifico e istituzioni si occupano concretamente di prevenzione dell’Osas e sonnolenza alla guida - ha ricordato il dottor Sergio Garbarino del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova, coordinatore del progetto - segnale questo di un vero cambio di atteggiamento nei confronti del problema”.

“Ci siamo impegnati in questo progetto - ha sottolineato Maria Teresa Di Matteo, presidente del Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori – perché ci aspettiamo una maggiore conoscenza dell’incidenza di queste malattie nel settore dell’autotrasporto e risultati importanti ai fini dell’informazione e della prevenzione. L’evento di oggi è solo il primo passo della collaborazione intrapresa con l’Università di Genova”.

Fonte: © Trasporti-Italia.com

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